La caduta della monarchia etrusca e l'inizio della Repubblica si fa risalare al 509 a .C..
Le ragioni di questo cambiamento sona varie e devono essere ricercate sotto diversi aspetti:
Un particolare riferimento va fatto alla data dell'inizio del periodo repubblicano, infatti, dopo un lungo periodo ancora la data del 509 a .C. veniva festeggiata come fine di un pericolo. Ciò significa che la Repubblica viene vista come una scelta politica che contrasta il pericolo della monarchia e della tirannide.
Durante il periodo di egemonia Etrusca Roma aveva avuto uno sviluppo delle attività agricole, manifatturiere e di scambio.
La fine dell'egemonia tirrenica etrusca determinò una crisi economica romana che colpì soprattutto i ceti popolari, questo fu il fattore determinante delle tensioni che portarono, nel IV sec. a.C. , alle lotte fra patrizi e plebei .
Patrizi :
la parola “Patrizio” deriva da pater (padre), fondatore della comunità, cioè i patrizi erano i discendenti delle persone che avevano fondato la città.
La classe sociale dei patrizi ha la proprietà delle terre, si tramandano, per via orale, la cultura magico-religiosa tradizionale; sono detentori delle tecniche di produzione, del governo, della giustizia e della guerra. Il fatto che questa cultura sia tramandata per via orale fa sì che sia inaccessibile ai non appartenenti a questa classe sociale.
La detenzione delle tecniche e della cultura fa dei patrizi una classe privilegiata, che si rifiuta di condividere potere e conoscenze con i plebei che “non hanno gli auspici”, cioè non sono in contatto con gli dèi.
Plebei :
l'origine dei plebei è incerta, ci sono due teorie che sono più accreditate delle altre:
La plebe nasce dopo il patriziato, molto probabilmente i patrizi assunsero delle persone per svolgere i lavori sulle loro terre a questi si sommarono, poi, quando si svilupparono l'artigianato e il commercio, gruppi di artigiani e mercanti.
La plebe, per tutta la storia di Roma, era stata “la grande esclusa”, infatti non avevano né diritti fondamentali, né accesso in qualunque modo al potere.
« La plebe è quella parte del corpo cittadino che resta al di fuori dell'ordinamento gentilizio e che è esclusa dagli uffici, dalle cariche sacerdotali, dall'attività legislativa e dal comando militare. Si tratta di contadini, artigiani, commercianti, alcuni dei quali riescono a far fortuna, mentre altri rimangono nella loro miseria. »
[STORIA ECONOMICA E SOCIALE DELL'ANTICHITA' di Max Weber, Editori Riuniti, Roma, 1981]
Quindi, è sbagliato pensare alla plebe solo come una classe sociale composta da soli poveri soverchiati dalla miseria e dai debiti, anche se questi sono la maggioranza, una parte, piccola, della plebe riesce ad arricchirsi grazie alla propria attività.
L'elemento che unisce questi due gruppi di appartenenti alla plebe è la tendenza a scontrarsi con i patrizi, anche se il gruppo degli agiati pensa ad un'integrazione con il patriziato: sarà proprio quest'ultima tendenza a prendere il sopravvento.
La diversa composizione della plebe tra “poveri” e “agiati” fa sì che si tratti di chiamarla classe preferiscono ordine , cioè una parte di cittadini che hanno uguale posizione politica e giuridica nello Stato.
I privilegi dei patrizi più importanti erano:
I plebei danno luogo alle loro lotte contro i patrizi proprio rivendicando l'abolizione di questi privilegi del patriziato, queste tensioni si protrarranno per circa 200 anni.
Lo strumento con cui i plebei riescono ad ottenere attenzione dai patrizi è lo sciopero militare , cioè il rifiuto a presentarsi alla leva proclamata in caso di pericolo e il conseguente abbandono della città.
La necessità effettiva di plebei da parte dei patrizi porta alla concessione di una nuova figura di magistrato: il tribuno , eletto dai plebei, rappresentante e sostenitore dei loro interessi.
Il patriziato era una classe sociale chiusa, questa esclusività era garantita dal divieto di matrimonio fra plebei e patrizi, tale privilegio viene abolito nel 445 a .C. con la Legge del tribuno Canuleio : da qui in poi patrizi e plebei possono sposarsi.
Fino al 450 a .C. i plebei non conoscevano minimamente le regole della giustizia, detenute dai patrizi e tramandate per via orale, proprio per questo non sapevano quando, come e con quali modalità far valere i propri diritti; si pensi, oltretutto, che anche se un cittadino aveva ragione bastava sbagliare una formula o il giorno in cui presentarsi che si perdeva la causa.
Venne affidato il compito di redigere il corpo di leggi scritte ai decemviri (commissione di dieci cittadini) i quali svolsero il loro lavoro con forti contrasti interni fino a giungere al 450 a .C. in cui si arrivò all'emanazione delle “ leggi delle xii tavole ” .
Queste rappresentarono lo spartiacque fra una situazione di totale predominanza di una classe sociale a una in cui vi erano delle leggi scritte e in cui tutti i cittadini risultavano essere uguali davanti alla legge.
Le “ leggi delle xii tavole ” abolirono molti abusi dei patrizi nei confronti dei plebei e separarono la religione dal diritto, così veniva meno la predominanza dei clan relativa al potere religioso. (Prima i sacerdoti detenevano anche la cultura giuridica, questo consentiva alle famiglie con cariche sacerdotali un'inattaccabile posizione di potere)
All'interno delle “ leggi delle xii tavole ” esistevano ancora ingiustizie, ma la cosa rilevante è che rappresentano la prima e unica codificazione scritta del diritto romano fino al codice teodosiano ( 439 a .C.) e al codice giustinianeo (529- 34 a .C.) e sono momento determinante all'interno delle lotte sociali in atto fra patrizi e plebei nella Roma Repubblicana.
In questa fase lo scontro fu molto più acceso.
I plebei chiedono una riforma agraria per ottenere la divisione delle terre pubbliche detenute dai patrizi, questi, invece, cercano di trasformare la concessione in una proprietà perpetua.
La questione agraria è uno dei punti focali delle lotte fra plebei e patriziato, la questione si ripresenterà violentemente all'epoca dei Gracchi ( 133 a .C.).
Altro momento nel ricorso allo sciopero militare fu per l'abolizione della schiavitù per debiti, infatti, i plebei che partivano per la leva necessaria in caso di pericolo vollero riconosciuto il diritto di non esser ridotti in schiavi al loro ritorno dalle guerre per non aver pagato i propri debiti. Nel 320 a .C. venne emanata una legge che sanciva che nessun cittadino poteva essere ridotto in schiavitù se non dietro sentenza del tribunale.
Quando poi i plebei richiedono la possibilità di far parte della magistratura all'interno della città sembra prepararsi una vera e propria battaglia civile: i patrizi non vogliono cedere alla richiesta della plebe e Roma sembra essere divenuta ingovernabile.
Tutto questo ha termine con le leggi dei tribuni licinio e sestio ( 367 a .C.) che sancivano che uno dei due consoli doveva essere plebeo.
Le lotte sociali sono terminate, le tendenze che ne avevano dato luogo erano state fondamentalmente due: la rivoluzionaria e per l'integrazione con i patrizi,quest'ultima prevalse sull'altra.
Questo periodo portò a uno sconvolgimento della Repubblica Aristocratica romana: il potere ora passa dagli antichi aristocratici a una nuova classe dirigente, formata sì dai patrizi, ma anche dai plebei che avevano fatto fortuna, che viene chiamata nobilitas (nobiltà); inoltre loStato è fondato, ora, su leggi scritte.